venerdì 21 giugno 2019

IL VOLTO


Nel recente post “Siamo tutti Leviatani?” facevo riferimento a un mio libro, appena uscito, “Lettere in bottiglia”, edito da Gabrielli. Esso è dedicato, oltre che a papa Francesco, “perché ha molto amato”, ai nati in questo secolo. In questione è infatti, dice il libro, “il vostro Duemila”. Gran parte di queste lettere ora messe in bottiglia, soprattutto le ultime, sono partite come “Notizie da Chiesa di tutti Chiesa dei poveri” e arrivano fino ai più recenti avvenimenti, fino all’ultima accusa di eresia lanciata al papa, per aver affermato nel recente documento di Abu Dhabi l’unità e fraternità umana pur nel “pluralismo e le diversità di religione, di colore, di sesso, di razza e di lingua che sono una sapiente volontà divina, con la quale Dio ha creato gli esseri umani”.
Queste lettere tuttavia, anche se giungono ai nostri giorni partono da lontano, cominciano dal sacrificio di Aldo Moro, dato dai potenti e dai terroristi di allora in olocausto alla ragion di Stato, alla ragion di Partito e alla politica intesa come omertà con gli amici e disfatta per i nemici; quel crimine politico, dettato dalla sentenza che fosse meglio che un uomo solo morisse piuttosto che tutta l’Italia cadesse in mano ai comunisti, fu il delitto fondatore di questa seconda fase della Repubblica, che va dal 1978 fino ad oggi, una fase politica vissuta come guerra perpetua e giunta ora a una complicità di governo tra contraenti che si abbracciano e si scontrano addossando agli altri, ai poveri, ai disoccupati, ai migranti, agli stranieri, ai fuggitivi da guerre e carestie, tutti i mali che non si riescono a dominare e le ingiustizie che non si riescono a sanare.
Tra queste due soglie temporali si muovono queste lettere, il cui scopo però non è di far memoria delle cose passate (siamo pieni di memoriali di tragedie passate che non servono a salvarci e nemmeno a renderci migliori)  ma è quello di affacciarsi sul futuro, come da un parapetto, dal quale si può cadere nel precipizio o prendere la strada di una storia nuova, di una terra nuova e, perché no, anche di cieli nuovi dal momento che c’è un papa che ci sta mostrando una stella e vorrebbe dell’umanità intera fare la costellazione che la segue.
Perché si realizzi questa seconda alternativa la domanda, che già fu piantata nella cultura del Novecento, è se c’è un Dio, e quale Dio, che ci possa salvare. Questa domanda non fu posta dalle Chiese, che credevano di avere già la risposta, ma dalla filosofia e dalla politica, in Germania da Martin Heidegger, in Italia da Claudio Napoleoni. Perché le vecchie filosofie erano fallite, come annunziava  il grande storico della cultura Italo Mancini: la filosofia dell’Essere, cioè la filosofia degli assoluti, del non negoziabile, della trascendenza inaccessibile che fonda il trono dei potenti, e la filosofia dell’Io, dell’identità, della dialettica, i due corsi del pensiero occidentale che avevano dato luogo ai totalitarismi, agli universi concentrazionari, alle guerre e giungono ora fino ai sovranismi.
La risposta, quando non sapevamo dove andare, fu che a salvarci non poteva essere la filosofia dell’Essere o quella dell’Io, non il culto dell’identità esclusiva ed escludente, ma sarebbe stato l’Altro e il suo volto, un volto da riconoscere, da accogliere, da accarezzare, da amare. Un volto che non si può oltrepassare senza che i nostri occhi lo vedano.  
E a un certo punto, a dire quale Dio ci può salvare, è arrivato papa Francesco non “dalla fine del mondo”, ma prima della fine del mondo, e ci ha rivelato che il Dio del giudizio senza misericordia neanche esiste, noi siamo atei per questo Dio. Il solo Dio che esiste  ha “il volto della misericordia”, si è “scambiato” con l’uomo, ha preso il suo posto sulla croce, sui barconi dei profughi e nei lager libici, nelle fabbriche occupate e nei tombini dove si scende per riattaccare la luce ai poveri che ne sono privi; e questo Dio è un Dio che si è dato per tutti, che non fa esclusione di persone, anche se le religioni lo hanno fatto a pezzi  ciascuna rivendicando il proprio Dio come l’unico vero e ciascuna affermando se stessa come l’unica arca voluta da lui, fuori della quale non ci sarebbe salvezza.   
Ma già era venuto il Concilio a dire che la vera arca di Dio sulla terra oltrepassa le religioni stabilite, sussiste nella Chiesa cattolica ma non si esaurisce in essa; e ciò significa riaprire il discorso con Dio, riaprirsi all’ascolto delle cose non ancora annunziate, delle cose non ancora capite.
Viene allora il tempo, secondo le parole della recente assemblea di “Chiesa di tutti Chiesa dei poveri”,  di riaprire la questione messianica, proprio ora quando la storia stessa può finire per mano dell’uomo. Ciò suppone che ci sia ancora un messia, un “messia che rimane”, come dice alla fine del suo vangelo Giovanni a  proposito del “discepolo che rimane”. Questo discepolo, questo messia nascosto non alza insegne né sacerdotali né regali; infatti siamo noi, è l’umanità tutta intera, ricomposta nella sua unità di origine e di destino, a cui tocca raccogliere, e assumere come compito, la  profezia che la terra sia salva e la Storia continui. Perché questo accada non bastano Carte dei diritti e dichiarazioni di principio; occorre che l’intera famiglia umana sia istituita come nuovo soggetto politico, fonte di diritto, potere costituente di un nuovo ordine globale fondato sull’eguaglianza e la dignità di tutti gli esseri umani. Che, nelle diverse lingue e culture, prenda partito, ma partito per la Terra.
Questo dicono le “Lettere in bottiglia”. Esse saranno presentate a Roma dal camaldolese don Innocenzo Gargano e da me nella Biblioteca della Chiesa di san Gregorio al Celio, piazza san Gregorio 1, giovedì 4 luglio alle ore 18; saranno anche presentate lunedì 1 luglio nella trasmissione “Il diario di papa Francesco” di TV 2000 alle ore 17.30.
Il libro, oltre che in libreria, si può ordinare sul sito:
https://www.gabriellieditori.it/shop/intersezioni/raniero-la-valle-lettere-in-bottiglia/ Continua...

venerdì 14 giugno 2019

SIAMO TUTTI LEVIATANI?


Noi siamo un Paese in cui i ladri sono passati per le armi. È successo il 7 giugno quando un tabaccaio di Ivrea ha sparato e ha ucciso un ladro moldavo che non era entrato in casa sua né nel suo negozio, che è la nuova licenza di uccidere, ma stava rubando sulla strada una macchinetta cambiavalute con altri due complici. Abbiamo tanto esecrato certi Stati islamici così opposti alla nostra identità che ai ladri mozzano le mani, ed ecco che siamo diventati più severi di loro, non solo tagliamo ai ladri le mani che rubano, ma togliamo loro la vita che attraversa la nostra, su istigazione del ministro degli Interni e con annesse manifestazioni di tripudio popolare. È “la giustizia a portata di mano” regredita a violenza e vendetta, di cui ha parlato Maria Rosaria Guglielmi, Sostituta Procuratore della Repubblica a Roma, alla recente assemblea di “Chiesa di tutti Chiesa dei poveri”. Ed è ritornare all’indietro, oltre Thomas Hobbes, che con un colpo di genio ermeneutico aveva dato avvio allo Stato moderno immaginandolo come il mostro biblico, il Leviatano, che si assumeva il monopolio della violenza e ne dispensava i cittadini, facendoli uscire dallo “stato di natura”, per farli entrare nello “stato civile”; e se nello stato di natura vigeva la legge della uccidibilità generalizzata, per cui nessuno era sicuro in quella lotta di tutti contro tutti, nello stato civile avrebbe regnato la sicurezza pubblica e la moderna polizia. Ora il Leviatano postmoderno torna alle origini, e invece di limitare dissemina la violenza, facendo sì che Leviatani, i mostri, diventiamo tutti noi.
Il 3 giugno scorso è uscito in libreria, edito da Gabrielli, un libro di Raniero La Valle, “Lettere in bottiglia”, col sottotitolo: “Ai nuovi nati, questo vostro Duemila”, che ci riguarda perché molte delle lettere ivi contenute sono partite, come newsletter, da questo sito. Il libro è stato presentato per la prima volta quel giorno a Cremona, nella sala Zanoni, per iniziativa della Tavola della pace, del Volontariato e di un Cenacolo di preghiera per papa Francesco. Nello stesso momento, poiché mancavano tre giorni alle elezioni, nei giardini comunali di piazza Roma c’era un comizio del ministro Salvini, che ci teneva moltissimo a vincere a Cremona il ballottaggio per il sindaco. All’incontro per la presentazione del libro mancavano alcuni ragazzi che erano andati a sentire e a dissentire da Salvini.
Il resto è cronaca: durante il discorso del leghista, due giovani hanno alzato una sciarpa con su scritto: “Ama il prossimo tuo”. Gente intorno, inviperita, li ha aggrediti e malmenati, sono dovuti intervenire i vigili urbani per salvarli. Identificati poi in questura, è stato loro intimato di non dire nulla dell’accaduto. Ma vedendo il tafferuglio, e lo striscione, il ministro ha gridato alla folla: “Lasciatelo stare, poverino, se non c’è un comunista ai giardinetti noi non ci divertiamo”.  E con commiserazione ha dileggiato quelli che ancora vanno in giro con la falce e martello e la bandiera rossa. Ai giardinetti in realtà c’era qualcuno che era rimasto fermo al Vangelo, e quella roba comunista il ministro l’ha paragonata ai dinosauri che come relitti di un remoto passato si trovano in mostra al museo delle scienze di Milano.
Così venivano messi allo scoperto due aspetti emblematici dell’attuale fase della vita italiana: tutto ciò che è cattivo, compreso l’amore del prossimo, è “comunista”, e il Vangelo è tornato ad essere un segno di contraddizione. Poi Salvini ha perso le elezioni a Cremona.
Pochi giorni dopo, l’11 giugno, in un’ora e diciassette minuti, dalle 16.49 alle 18.06, il Consiglio dei ministri ha spiantato alcuni pilastri fondamentali dello Stato di diritto:
1.   Con decreto legge passa al ministro dell’Interno, come Autorità di pubblica sicurezza, la difesa delle frontiere marittime, finora compito delle Forze Armate e del presidente della Repubblica che ne ha il comando; il ministro si arroga ora il potere di limitare o vietare “l’ingresso, il transito e la sosta” di navi nel mare territoriale, nel quadro della guerra contro l’immigrazione:
2.   I comandanti delle “navi pirata”, come amabilmente le chiama il ministro dell’Interno nei suoi blog, dovranno pagare un pizzo da 10.000 a 50.000 euro come sanzione amministrativa fuori del controllo giudiziario, se non osservano le limitazioni e i divieti a salvare i naufraghi e a sbarcarli in un porto sicuro; se poi persistono reiterando i criminosi salvataggi e trasporti le loro navi potranno essere sequestrate e confiscate dai prefetti, come le auto colpevoli di infrazioni stradali, senza alcun vaglio da parte di un magistrato; l’intimidazione per impedire i salvataggi in mare e il lavoro umanitario delle ONG diviene pertanto fortissima;  
3.   Le procure, come quella di Agrigento, che hanno reso giustizia ai naufraghi imponendone lo sbarco sono esautorate e si estende all’immigrazione illegale la competenza delle procure distrettuali antimafia, così come l’inquisizione con agenti infiltrati e le intercettazioni.
4.   Si alza il livello della repressione contro chi si agita troppo nelle manifestazioni pubbliche e nei cortei, chi si mette il casco o si copre il viso, chi lancia uova razzi o altri oggetti, chi resiste a pubblico ufficiale, interrompe un pubblico servizio e simili. Per dimenticanza, o per la concitazione di tante delibere in un tempo così ristretto, si è trascurato di proibire che in pubblico si leggano o si mostrino da leggere versetti del Vangelo;
5.   Si decreta, incuranti dell’ossimoro, l’arresto in flagranza di chi non è colto in flagranza ma indiziato per reati commessi in occasione di manifestazioni sportive;
6.   Si punisce la rivendita di biglietti per lo stadio anche per via telematica;
7.   Si modifica il sistema delle carriere nella polizia, potenziando in modo clientelare ricompense, premi e promozioni per meriti a discrezione dei superiori;
8.   Si impugnano diverse leggi regionali e si incassa la rinuncia di molte Regioni ai ricorsi presentati alla Corte costituzionale contro le illegittimità costituzionali del primo “decreto-sicurezza”.
In più, in quell’oretta di alacre e approfondito lavoro si sono approvati trattati internazionali, protocolli, accordi, convenzioni, pareri su contratti collettivi di lavoro, nomine, stanziamenti per i terremoti o i comuni montani, modifiche al codice della giustizia contabile, riorganizzazione degli uffici centrali del ministero dell’Interno, e quant’altro.   
Di tutto ciò ben poco si viene a sapere sui giornali se non di un governo che doveva cadere e non cade, per un patto di ferro tra i contraenti. Intanto l’attenzione, distolta da questi guasti strutturali e permanenti inflitti all’ordinamento, viene dirottata tutta sul falso conflitto con l’Europa e sulle effimere narrazioni sulle tasse da togliere e le spese in deficit da aumentare.
Quando poi la vera sicurezza sarebbe l’amore del prossimo!

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venerdì 7 giugno 2019

"Lettere in bottiglia". Un libro di Raniero La Valle "ai nuovi nati"

"Lettere in bottiglia". Un libro di Raniero La Valle "ai nuovi nati". E' uscito un nuovo libro di Raniero La Valle, lettere in bottiglie, che è una specie di check up tra il tempo che abbiamo vissuto e il tempo che verrà. Viene presentato in questi giorni da Ferrara a Verona a Trento. A Cremona dove è stato presentato il 3 giugno, la TV Cremona 1 ha intervistato l'autore. Questo è il link alla conversazione con Raniero La Valle. https://www.cremona1.it/…/punto-e-a-capo-del-04-giugno-2019/


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venerdì 31 maggio 2019

LA DEMOCRAZIA SI PUÒ PERDERE


Prima ancora di chiedersi “che fare” bisogna cercare di capire che cosa è successo il 26 maggio e anche le ragioni di un così repentino cambiamento della geografia elettorale.
La democrazia non perdona, gli errori, gli sgarri li fa pagare ad usura. Essa ha un effetto moltiplicatore, e come moltiplica straordinariamente i fattori positivi immessi nel corpo sociale (le fortune del Welfare State ne sono state nel secolo scorso un esempio) così moltiplica il negativo della cattiva politica e del maldestro pensiero.
Questa è anche la ragione dei cambiamenti improvvisi del quadro politico, che lasciano di stucco i commentatori abituali, avvezzi all’eterna ripetizione dell’identico. I regimi sono molto più piatti e prevedibili delle società aperte, le gestioni autoritarie longeve, gli Imperi possono durare dei secoli; ma la democrazia no, le democrazie sono il regno della sorpresa, della novità, dell’inedito che irrompe inatteso e poi magari presto scompare. Perciò la democrazia ha bisogno di gente molto più sveglia, che capisca più in fretta, ha bisogno di cittadini, non di sudditi. La democrazia oggi c’è, domani può non esserci più; non è un dato di natura, è un’opera e una decisione nostra.
Nelle elezioni europee, l’effetto moltiplicatore più devastante la democrazia l’ha esercitato sul Movimento 5 stelle. Esso ha pagato l’aver fornito la manovalanza per l’erezione del trono di Salvini e l’aver offerto  lo sgabello ai suoi piedi, e averlo fatto quasi senza calcolo, il che è ancora più grave che farlo per un calcolo sbagliato. Sventatezza politicamente imperdonabile; ma essa aveva una causa  che la rendeva inevitabile: il disprezzo per la politica, il discredito della politica come arte, come cultura, come professione, con la conseguenza di un’incapacità dei giovani capi del Movimento di capire la politica, di riconoscerla, proprio nel momento in cui dovevano farla.
Non è politica stabilire di fare politica a termine per non contaminarsi; i “due mandati” il Movimento stesso li ha fatti, ed ora è lui che rischia il licenziamento. Non è politica colpevolizzare stipendi e pensioni dei politici, come se  non ci fosse altro, e quello non fosse un lavoro, né è politica liquidare quell’evento maggiore dei partiti italiani che è stato il trapasso dal PD di Renzi a quello postrenziano  con la falsa notizia che per prima cosa il nuovo PD volesse aumentare le indennità parlamentari. Non è politica chiudere occhi orecchi e cuore a tutto il resto, purché passi il reddito di cittadinanza. Non è politica non cambiare politica dopo la scudisciata del voto.
L’effetto moltiplicatore ha funzionato anche nel creare il successo di Salvini. L’intero sistema politico italiano non aveva capito il segnale delle elezioni del 4 marzo dell’anno scorso: massimo era lo scoramento e l’insofferenza per una situazione economica e sociale divenuta insostenibile: non solo i poveri restavano poveri, non solo i disoccupati languivano, ma i ricchi si impoverivano e gli occupati, pur lavorando, scendevano nella miseria. L’elettorato ha espresso la maggiore protesta allora possibile votando per i 5 stelle. contro i partiti tradizionali dei Minniti e dei Gentiloni; questi hanno reagito aspettando di vederne, compiaciuti, il fracasso; ed ora l’elettorato ha votato in modo ancora più radicale e disperato, ha votato per la Lega Nord, perfino nel Sud, che è tutto dire. Ma anche Salvini pagherà l’effetto moltiplicatore della democrazia; ha promesso il miracolo di cambiare l’Italia e l’Europa, invocando santi e Madonne e baciando rosari prima e dopo il voto, ma il miracolo non lo potrà fare, e avendo molto promesso poco gli sarà perdonato. Così ha mostrato solo quanto è ancora infantile la cultura religiosa in Italia, tra i devoti che si fanno la croce per propiziarsi voti, goal e prodigi  e il cardinale Muller che ciò giudica “cristiano”.
Il partito democratico, raso al suolo da Renzi, ha riguadagnato la linea di galleggiamento; ma metà del suo successo è dovuto al candidato tenuto più nascosto, a quel Pietro Bartòlo, il medico di Lampedusa, che vuole andare a Strasburgo per raccontare all’Europa la vera storia dei 350.000 naufraghi che negli anni ha curato nell’isola, e di quelli di cui ha dovuto fare “l’ispezione cadaverica”; in molti casi si trattava di bambini; “anche questi sono bambini”, ha gridato durante la campagna elettorale, non lo sono solamente i “bimbi” con cui si gloria in TV di passare la domenica il ministro degli Interni. E se si proietta sul piano nazionale il risultato di Bartòlo, presente in due soli collegi (in Sicilia ha preso la metà di tutti i voti del PD), e si tiene conto di mezza Italia che non è andata a votare né per gli uni né per gli altri, si vede che il vero vincitore è lui, è l’Italia della compassione, non quella dello scarto.
E ora, se si può, si torni alla politica, cioè ai problemi veri su cui non si è votato, perché taciuti in una campagna elettorale dedita a tutt’altro; sono i veri nodi della situazione presente: il clima, gli eventi estremi della natura oltraggiata, il commercio selvaggio, il denaro sul trono, le armi messe sopra a tutto, l’epidemia della povertà, l’esclusione, il diritto di migrare, i profughi in fuga da guerre, da fame e dal degrado ambientale, le donne negate, il diritto perduto, le Costituzioni stracciate, il furto di futuro, l’uomo artificiale, “potenziato” e programmato dalla tecnica per togliergli di dosso l’immagine di Dio: i temi che sono stati oggetto della recente assemblea di “Chiesa di tutti Chiesa dei poveri”.

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venerdì 24 maggio 2019

L'ELETTA DI ALLAH

La Madonna delle lacrime di Siracusa non faceva che piangere sabato scorso per la violenza subita in piazza a Milano tra le mani di un buttafuori che getta a mare i suoi figli e guai a chi si muove a pietà.

La Madonna della Misericordia di San Sepolcro era affranta per la sua larga veste strappata nella quale invano aveva cercato di nascondere e proteggere i miseri e i profughi.

La Madonna del Rosario di Pompei era avvilita per il furto che aveva subito dell’umile rosario, trasformato in un’arma impropria di diffusione d’odio e rancore di massa.

La Madonna di Fatima era contrariata a veder rivelato il segreto che avrebbe voluto restasse nascosto, che il peggio può sempre venire e che la madre della sacra ignoranza è sempre incinta.

La Madonna della Pietà era attonita non immaginando che ancora ci fosse un fantaccino superstite della battaglia di ponte Milvio lesto a brandire come segno di vittoria la croce da cui suo Figlio era stato appena deposto. 

Solo Maryam bint ʿImrān, “l’eletta e purificata da Allah”, come è cantata nella Sura 3,42, era tutta contenta perché a sentirsi tirata in ballo in quel modo dagli atei devoti dell’Occidente, si era creduta che anche loro fossero lì col Corano in mano a combattere i miscredenti in nome delle radici islamo-cristiane dell’Europa. 

Quanto alla Madonna pellegrina forse ha pensato di fermarsi ora un momento e fare tappa in un seggio elettorale per votare anche lei a proprio favore contro l’uso blasfemo della religione posta a sgabello dei troni.
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