sabato 25 giugno 2022

Guerra mondiale con sangue locale
Forse non tutti se ne sono resi conto, ma la guerra in Ucraina ha cambiato natura: se prima era una guerra della Russia contro l’Ucraina, ora è diventata una guerra della NATO contro la Russia. Di questo infatti si tratta, e non solo perché ormai le armi con cui l’Ucraina la combatte non sono più quelle “sovietiche” ereditate dall’URSS, ma quelle “atlantiche” attribuitele dalla NATO, ma anche perché, per tacere di tutte le altre forme di cobelligeranza, i capi della grandi Nazioni dell’Occidente ne hanno preso, insieme a Zelensky, la direzione collegiale. E lo hanno voluto fare nella forma più vistosa: mentre Biden dava il via alla fornitura di armi “pesanti” all’Ucraina e il capo di Stato maggiore americano Milley spiegava che gli alleati occidentali le avevano fornito 97.000 sistemi anti-carro, più di quanti carri esistano al mondo, Draghi, Macron e Scholtz, senza che nessun Parlamento gliene avesse dato mandato, sono andati a Kiew per dire a Zelensky che si mettevano nelle sue mani, sia per la condotta della guerra sia sui tempi ed i modi per mettervi fine; “se vogliamo la pace”, secondo le parole di Draghi, “sarà l’Ucraina a scegliere la pace che vuole” ma non l’Ucraina da sola bensì, “inequivocabilmente” come confermato dalla visita dei tre, anche l’Italia, l’Europa e i loro alleati, che appunto sono l’America e, tutti insieme, la NATO.
Proprio questo però è stato il “casus belli”. Come ha rivelato il papa parlando ai direttori delle riviste culturali dei Gesuiti europei: «Un paio di mesi prima dell’inizio della guerra ho incontrato un capo di Stato, un uomo saggio, che parla poco, davvero molto saggio. E dopo aver parlato delle cose di cui voleva parlare, mi ha detto che era molto preoccupato per come si stava muovendo la NATO. Gli ho chiesto perché, e mi ha risposto: “Stanno abbaiando alle porte della Russia. E non capiscono che i russi sono imperiali e non permettono a nessuna potenza straniera di avvicinarsi a loro”. Ha concluso: “La situazione potrebbe portare alla guerra”. Questa era la sua opinione. Il 24 febbraio è iniziata la guerra. Quel capo di Stato ha saputo leggere i segni di quel che stava avvenendo».
La questione è che il cane della NATO ha i denti atomici. Ma la NATO non è una potenza sovrana, dotata dello “ius ad bellum”. Neanche ai sensi della teoria dello Stato di Hobbes la NATO ha un diritto di guerra, e nemmeno perciò ne risponde; ma se la NATO, al di là dei singoli Paesi che vi appartengono, fa la guerra, vuol dire che l’intero ordine internazionale, pur iniquo com’era, è saltato.
Si può sperare che si tratti di una guerra a intensità limitata, grazie a quanto resta del tabù della bomba atomica, ma si può dire che l’insieme di questi avvenimenti trasforma il conflitto in Ucraina in una guerra mondiale, come Pearl Harbour il 7 dicembre 1941 fu il vero inizio della Seconda. In questo caso si tratta di una guerra mondiale con sangue locale, perché se le armi sono universali, il sangue è delle patrie, ucraini e russi; nessuno si deve illudere però che in questo nuovo corso della guerra anche il sangue non diventi universale.
Il segretario alla Difesa americano ha detto che sarà “una lunga guerra d’attrito”, che è proprio quella che ci vuole per stremare la Russia e metterla al bando come “paria”, come vuole Biden. Il che vuol dire però pensare il mondo come diviso in caste, spezzato da differenze e conflitti irriducibili: al di sopra di tutti sono gli Stati Uniti, come lo sono i brahmani in India, poi c’è la casta dei guerrieri che stabiliscono con la forza i rapporti di dominio, poi la casta dei mercanti, ossia multinazionali fabbricanti d’armi e banchieri e infine gli esclusi, gli intoccabili: non solo la Russia, pensata ancora con il marchio dell’Impero e dei Soviet, ma anche i servi, i poveri, i profughi, i fuggiaschi confinati in condizioni di inferiorità irrimediabili, metafisiche, più numerosi delle stelle nel cielo; cento milioni di migranti quest’anno, quasi sei milioni di poveri assoluti in Italia. Non è solo la fine dell’età moderna, come padre Balducci pensò che fosse la guerra del Golfo. Qui siamo al fallimento della ragione e del diritto, al rovesciamento delle speranze dell’89, al disprezzo del mondo e della storia.
Siamo ancora in tempo per scongiurare questo delitto? L’alternativa a questo crimine è una rifondazione della politica, che la sottragga alla sua cattiva identificazione con la mitologia del nemico, e alla sua sublimazione nel sacrificio delle vittime. Al contrario della ideologia vittimaria, l’unanimità violenta stabilita nel sacrificio delle vittime non è in grado di ricomporre l’unità sociale e di stabilire quel deserto che chiamano pace; le risorse sacrificali sono esaurite, la sola speranza è il ritorno della ragione e la conversione dell’amore.
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sabato 4 giugno 2022

 

GUERRA CIVILE

 

A questo punto della guerra d’Ucraina se ne può forse avanzare una lettura diversa da quella vigente fin qui. Nulla di ciò che con tanta sicurezza  è stato affermato è infatti avvenuto. Quella che è in corso è in effetti una guerra efferata ma circoscritta,   messa in scena come uno spettacolo, dove a contare non sono le tragiche moltitudini delle vittime, tranquillamente immolate da una parte e dall’altra, ma i primi attori solitari, i Putin, gli Zelensky, i Biden, gli Stoltenberg; è una guerra combattuta con altri mezzi, l’economia, l'Intelligence, le fake news, più ancora che con le armi; una guerra in cui le armi girano da un Paese all’altro, ma sono più propagandate come  offerta di omertà e promemoria di  sterminio, che destinate alla difesa e alla conquista; una guerra intesa a fiaccare un antagonista che si oppone a un potere  mondiale esclusivo e a cacciarlo tra i paria, ma senza arrivare a distruggere tutto; una guerra preventiva fatta da un lato per fermare un cane al confine che abbaia ma non morde e dall'altro per rassicurare Paesi che nessuno minaccia.

Questi sono i fatti. Ciò che invece non è avvenuto è che l’Ucraina, gestita dalla NATO,  riuscisse a difendersi e a vincere la guerra. Non è avvenuto che la Russia, accusata di voler invadere l’Europa dopo l’Ucraina, fosse sconfitta, umiliata ed esclusa dal mercato globale e dal mondo civile. Non è avvenuto che Putin, mezzo zar e mezzo pazzo, fosse rovesciato dai suoi e che la Russia fosse balcanizzata, ridotta a ranghi subalterni e pressoché dissolta. Non è avvenuto che Biden, dopo aver dettato la sua legge all’Europa, si volgesse a giocare il finale di partita con la Cina. Non è avvenuto che la guerra mondiale a pezzi diagnosticata dal papa si trasformasse in una guerra mondiale intera e totale, fino al  ricorso alle armi nucleari, a cominciare dalle ormai demitizzate atomiche tattiche e di teatro. 

Tutto questo non è avvenuto e non avverrà, perché questa non è una guerra tra due mondi estranei e nemici, ma è una guerra civile interna all’Occidente di cui la Russia di Putin, approdata al mercato neoliberale e sfigurata dagli oligarchi, ormai fa parte. In questo senso è una buona notizia: non è una guerra senza chiaroscuri e senza speranze, come ce l’hanno venduta gli analisti e i crociati nostrani, ma una guerra che ancora possiamo prendere in mano, arginare, far finire, riportare alla ragione.

Il precedente per capire questa guerra non è infatti  la guerra  nascosta nell’equilibrio del terrore del secolo scorso, ma è la guerra del Golfo in cui abbiamo dissipato il dividendo della pace che ci era stato offerto dalla caduta, o rimozione, del Muro di Berlino. Fu allora che perdemmo il patrimonio degli ideali e i frutti della rinascita seguiti ai conflitti mondiali del Novecento.

Quando la guerra del Golfo fu intentata ci volle molta fatica e un gran uso di menzogne perché le opinioni pubbliche, ormai persuase del ripudio e della irrazionalità della guerra ne accettassero il ripristino e il ritorno come indissolubile compagna dell’uomo nella storia. Padre Ernesto Balducci di cui a ragione si celebra ora il centenario  della nascita, disperato al vedere lo scacco delle speranze di un mondo nuovo, scrisse che essa annunciava  “il declino, anzi  la fine dell’età moderna”, che voleva dire per lui  "la fine dell’età dell’egemonia mondiale euro-atlantica”, cioè di quel sistema di legge e di mercato identificato con la coalizione occidentale che – diceva – “ha reciso nella coscienza profonda dei popoli  del Sud   la speranza di una conquista pacifica del diritto a prendersi in mano la propria storia”. Quei popoli  che anche allora il conflitto in Medio Oriente aveva messo ai margini del sistema sono quelli stessi  che oggi si sono rifiutati di schierarsi nella guerra che si combatte in Europa, gli 82 Paesi che non hanno  votato per l’esclusione della Russia dal Consiglio dei diritti umani dell’ONU; tra loro c’è tutta l’Asia, escluso il Giappone, gran parte dell’Africa, dell’America Latina, del Medio Oriente, una parte preponderante cioè della popolazione della Terra, che la Terra vorrebbe salvaguardare, conservare, difendere, il vero mondo che non va umiliato ed escluso, come invece l’America atlantica vuole fare della Russia. 

A maggior ragione si può dire che la riesumazione della guerra in Ucraina chiude  l’età moderna; ciò significa andare oltre un mondo fatto a misura dell’Occidente, secondo il modello economico, culturale, politico  che per secoli si è imposto come normativo, eccelso ed atroce nello stesso tempo. La Chiesa cattolica, che a lungo l’ha fatto proprio , è giunta a prenderne le distanze: da quando nel Concilio Vaticano II il cardinale Lercaro e Dossetti sostennero che la povertà della Chiesa dovesse consistere anche  nel distacco dalle ricchezze dell’ “organon” culturale dell’Occidente, fino a papa Bergoglio che ha messo la Chiesa “in uscita”. L’altro grande esodo in corso  dalle strettoie dell’ideologia storicamente egemone, è quello dell’universo femminile, discriminato nella realtà e nel diritto dal privilegio maschile, come ci ha ricordato  la lezione di Marina Graziosi che ci ha lasciato in questi giorni.  

 E allora è questo il vero cimento a cui siamo chiamati: chiudere la parentesi infausta che abbiamo aperto ripristinando la guerra dopo la fine dei blocchi, uscire dal mondo che con ottusità e violenza abbiamo costruito fin qui e intraprendere la ricostruzione della storia quale avevamo cominciato a concepirla nel Novecento: dalla Carta atlantica di Roosevelt e Churchill in piena guerra mondiale (niente a che fare col Patto atlantico) al pensiero politico nuovo di Gorbaciov; dalla Dichiarazione di Nuova Delhi per "un mondo libero dalle armi nucleari e non violento" alla Carta di Abu Dhabi che attribuisce  il pluralismo delle religioni alla stessa volontà divina; dalle Costituzioni postbelliche all’ “uscita dal sistema di dominio e di guerra” dei convegni della Sinistra cattolica a Cortona; dal Progetto per un’etica mondiale di Hans Kung alla Carta di Algeri per il diritto e la liberazione dei popoli, dal Concilio ecumenico Vaticano II alla “Fratres omnes” di papa Bergoglio. Questo è il futuro, al netto della Bomba , a condizione cioè che la Bomba sia licenziata e interdetta, come già stabilisce il Trattato più importante e profetico che l’ONU abbia mai partorito.

(da “Il fatto quotidiano” del 4 giugno)

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