L’IRRESISTIBILE ATTRAZIONE DEL VECCHIO
Quale
Senato a palazzo Madama
di Raniero La Valle
Nella nuova
modalità della politica fatta a passo di corsa, e forse proprio perché non ci
si può stare troppo a pensare, c’è il rischio di trasformare la discussione sui
fatti in una discussione sulle parole. Per esempio le parole “svolta
autoritaria”, usate dai critici delle riforme, possono essere ammesse per
descrivere il fatto che mezzo Parlamento è abolito, e l’altro mezzo è eletto a
suffragio ristretto, sicché quasi mezzo Paese, per trucchi, premi e
sbarramenti, non può avervi rappresentanza? No, sostiene il giovane governo,
non sono cose da dirsi, e le respinge al mittente con l’argomento di non aver
giurato sulla Costituzione dei professoroni, anche se ha giurato sulla
Costituzione fatta dai professorini.
Lasciamo stare
dunque le parole, e stiamo ai fatti. I fatti sono le innovazioni istituzionali,
intraprese con vitale ardore. Si direbbe: per andare avanti. E tutti plaudono
per questo. Ma è con grande stupore che
si vede come queste riforme giovanili sono tutte vecchie, si gloriano di essere
quelle stesse riforme già proposte trent’anni fa e finora abortite, e quando
non hanno precedenti così prossimi affondano le loro radici ancora più lontano
nel tempo.
Si prenda ad
esempio la proposta di rafforzare i poteri del primo ministro, di rendere la
Camera più servizievole rispetto alle esigenze operative del governo. Ma questa
è una cosa che si sta facendo da Craxi in poi, che ha perseguito per vent’anni
Berlusconi, che si è attuata attraverso drastiche forzature dei regolamenti
parlamentari, fino ai tempi contingentati, ai dibattiti con ghigliottina, ai
calendari parlamentari che sembrano un orario ferroviario, con la data e l’ora
precisa fissata per l’entrata e l’uscita delle leggi. Il problema sarebbe
invece quello di inventare nuove procedure non autoritarie di cooperazione tra
Camera e governo, in cui la fiducia non sia posta per stroncare il Parlamento, ma
per renderne più rigoroso e sobrio l’apporto a vantaggio della legislazione e
dell’esecutivo.
La legge elettorale è vecchia di novant’anni
Si prenda la
legge elettorale. Qui il ritorno è al 1924, alla legge Acerbo che dava i due
terzi dei seggi (furono 355) al listone fascista vincente.
Continua...
