lunedì 14 giugno 2010

L’altro Israele

di Raniero La Valle

Sull’aggressione degli incursori israeliani alla flottiglia pacifista dinnanzi alle coste di Gaza è stato detto tutto quello che si poteva dire sul piano politico.
È stato un atto di pirateria, però compiuto da uno Stato sovrano: la distinzione di Sant’Agostino tra l’Imperatore e il pirata, l’uno, imperatore perché corre il mare con una grande flotta, l’altro pirata perché lo fa con un piccolo vascello, è venuta a cadere.
È stato un atto violento, tecnicamente fallimentare, perché conclusosi con un gran numero di morti tra gli aggrediti inermi, che secondo Israele nemmeno si sarebbero dovuti difendere a mani nude.
È stato un abuso di sovranità, perché esercitato per impedire l’accesso alle coste di Gaza, che non sono le coste d’Israele. È stata la prova del fatto che Israele considera ormai acquisiti come propri tutti i territori della Palestina e di Canaan, dal mare al Giordano, occupati e no, e quindi che per quanto lo riguarda la partita è chiusa, il processo di pace è finito e mai si potranno avere due Stati per due popoli.
Ma c’è qualcosa che ancora non è stato detto: sarebbe possibile che pur all’interno della fede ebraica lo Stato d’Israele presentasse un volto diverso, praticasse una politica tollerante e pacifica e non configurasse la propria identità sul modello dell’antico condottiero Giosuè, che secondo l’autore
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domenica 23 maggio 2010

Due strade

di Raniero La Valle


Ci sono sempre due strade, anche per la Repubblica, una per il bene, l’altra per il male. Due notizie giunte nello stesso giorno hanno aperto uno squarcio sull’una e sull’altra.

La prima notizia è che la Corte d’Appello di Genova ha rovesciato la sentenza di assoluzione, abbastanza scandalosa, che era stata pronunciata in primo grado per l’irruzione della polizia nella caserma Diaz nel luglio del 2001, durante il G 8 di Genova.
Che lì fossero stati commessi dei veri e propri crimini contro ragazzi inermi era apparso agli occhi di tutti, e non c’era stato bisogno di intercettazioni per scoprirlo. Per di più erano stati crimini commessi in nome dello Stato, a fini di ordine e sicurezza pubblica, così come erano interpretati dal governo del tempo; né erano stati eccessi di subalterni, ma esecuzione di ordini giunti attraverso una catena di comando risalente molto in alto.
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venerdì 7 maggio 2010

I MATERIALI DELL’UNITA’

di Raniero La Valle


È una gran fortuna che Pio IX non abbia seguito il patriottico abate Vincenzo Gioberti che avrebbe voluto metterlo a capo del federalismo italiano, “non solo come successore di Pietro, vicario di Cristo e capo della Chiesa universale, ma come doge e gonfaloniere della Confederazione italiana, arbitro fraterno e pacificatore di Europa, istitutore e incivilitore del mondo, padre spirituale del genere umano, erede e ampliatore naturale e pacifico della grandezza latina”. Fu una fortuna che Papa Mastai abbia tradito le speranze riposte in lui dai liberali ed abbia lasciato orfano il partito neo-guelfo, altrimenti forse non staremmo qui a festeggiare i 150 anni dell’unità d’Italia, e ancor maggiore sarebbe stato il danno per la Chiesa, che i bersaglieri non avrebbero potuto liberare dal potere temporale, come invece fecero suscitando, un secolo dopo, la gratitudine del papa Paolo VI.
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lunedì 26 aprile 2010

Corrispondenza negata

di Raniero La Valle

C’è un libro intitolato “Corrispondenza negata” in cui sono pubblicate le lettere che il manicomio di Volterra intercettava e sequestrava, sia che fossero lettere scritte dai ricoverati, sia che fossero lettere a loro dirette.
Prima della riforma, quando i manicomi erano quelle istituzioni totali che Basaglia e gli Psichiatri democratici dovevano denunciare e far chiudere, ai pazienti veniva tolto il diritto di comunicare, e la loro corrispondenza era pertanto “negata”. Inutile dire che molto spesso si trattava di lettere bellissime, e che tutti ci avrebbero guadagnato se avessero potuto essere spedite e ricevute.

L’Italia di oggi non è ancora una istituzione totale, ma sotto l’imperio del “centralismo carismatico” di Berlusconi, come lo ha chiamato spietatamente Gianfranco Fini, un manicomio lo è, anche se le persone disturbate sono più nelle stanze della direzione che nei reparti delle vittime; è infatti lì, in direzione, che siede chi vede
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venerdì 9 aprile 2010

Cantare il gregoriano

di Raniero La Valle

Non è questione che il New York Times, lo Stern o la TV norvegese attaccano il Papa e le diocesi, è che la Chiesa non è contenta di come molti vescovi, le autorità della Curia romana e i media che ne dipendono affrontano la crisi pedofilia.

La Chiesa non è contenta prima di tutto di venire a sapere ciò che neanche si immaginava, e cioè che tra il clero in cura d’anime (e delle anime infantili in particolare) fosse così diffusa una pratica che ripugna alla coscienza comune. Sarà pure vero che la percentuale di pedofili nel clero non è superiore alla percentuale di pedofili di ogni altra categoria maschile, però consolarsi così sarebbe come dire un giorno che la percentuale di suore che abortiscono non è superiore a quella di tutte le altre donne che lo fanno. C’è una virtù del clero che, benché i sacramenti funzionino “ex opere operato”, ci si aspetterebbe di vedere onorata non con eccezioni percentuali così elevate.
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martedì 30 marzo 2010

L’arbitro

di Raniero La Valle


Se l’Italia fosse un Paese normale, i risultati delle elezioni regionali del 28 e 29 marzo sarebbero risultati normali: in un sistema seccamente bipolare, come quello che fa le fortune della destra italiana, un risultato di 7 regioni all’opposizione e 6 alla maggioranza sarebbe un risultato ragionevole e abbastanza equilibrato; significherebbe che il centro-destra conserva, sia pure di misura, i consensi per governare e il centro-sinistra è ancora in grado di candidarsi al potere; che il governo ha passato senza danni e senza gloria la strettoia delle elezioni “di mezzo termine” e può tranquillamente continuare a lavorare
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venerdì 19 marzo 2010

Chi tira pietre, chi tira i fili

di Raniero La Valle

Eccola qui, la “collera dei poveri” di cui parlava Paolo VI nella sua enciclica “Populorum Progressio”.
“Giornata dea collera” hanno chiamato i palestinesi quella indetta per protestare contro la costruzione di 1.600 nuove case e una sinagoga dentro le mura della vecchia Gerusalemme, quel piccolo lembo di città che è rimasto come simbolo (ma ormai solo come simbolo) della Palestina araba.
Ma come per la collera di Paolo VI, anche questa non è una collera dei poveri contro la loro povertà e contro un imperscrutabile destino, ma è la collera contro gli oppressori, cioè contro coloro che fanno di questa povertà la causa della loro ricchezza e di questa oppressione il prezzo del loro dominio.
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mercoledì 17 marzo 2010

La Protezione Civile: una mutazione genetica

Lo scandalo della Protezione Civile e la cancellazione della città dell’Aquila

di Roberto De Marco (dall’ultimo numero della rivista “Democrazia e Diritto”)

Un terremoto occorso esattamente trent’anni fa coinvolse tre regioni di questo paese, uccise quasi tremila persone, mise a nudo un sistema di protezione civile inadeguato, fece vacillare il Governo, evidenziò un deficit di prevenzione inaccettabile, certamente ingiustificato per un paese che competeva per le posizioni di vertice tra quelli più “ricchi” e industrializzati.
Quel terremoto in Irpinia del 1980 è stata l’ultima grande catastrofe di questo paese. Altri eventi severi e drammatici hanno successivamente scosso l’opinione pubblica, ma nessuno di questi è confrontabile con i quattro o cinque eventi che nel secolo scorso, complessivamente lasciarono sotto le macerie oltre 120 mila persone.
Insomma, giusto trent’anni di una relativa tregua, nel corso dei quali era lecito attendersi se non la soluzione del problema sismico in Italia, che è questione assai complicata, almeno significativi passi
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