di Raniero La Valle (pubblicato su "Rocca")
Concludendo un suo famoso discorso nel 1951 su “Funzioni e ordinamento dello Stato moderno”, Giuseppe Dossetti citò la lettera di San Paolo ai Romani, e disse che lì l’apostolo, parlando dei governanti che esigono i tributi, non li chiamò “ministri” (diaconoi), ma “liturghi di Dio”, come a dire che quando l’autorità politica chiede il contributo materiale degli uni per sovvenire alle esigenze degli altri e di tutta la comunità politica (che sarebbe il “bene comune”), è come se lo facesse in nome di Dio.
Io non ho mai conosciuto dei capi politici che potessero essere chiamati “liturghi di Dio”, forse nemmeno un sindaco santo come Giorgio La Pira.
Ma l’espressione mi è tornata in mente quando ho letto il discorso che Barak Obama ha pronunciato il 12 gennaio a Tucson, in Arizona, interpretando il lutto della nazione per la strage compiuta da un uomo che follemente, per impedire un comizio della deputata democratica Gabrielle Giffords, ha ferito in modo grave lei e ucciso sei persone.
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