Relazione tenuta al convegno di “L’altra pagine” dell’8-9 settembre 2018, sul tema. “Approdi e naufragi”
Raniero La Valle
Un discorso
sui migranti dovrebbe cominciare con le statistiche. Dovrebbe dire per esempio
che nel 2016 cinquemila sono stati i morti nel Mediterraneo, in media 14 al
giorno: è la cifra più alta perché nel 2015 i morti erano stati 3771, mentre
nel 2017 le vittime sono state 3081.
Dovrebbe poi
dire che dal 1 gennaio al 22 giugno 2018 i migranti sbarcati in Italia sono
stati solo 16.316, e che in Italia ci sono solo 2,4 rifugiati ogni 1000
abitanti, che è tra le percentuali più basse in Europa.
Un discorso
sui migranti dovrebbe dire che nel 2017 ci sono stati 68 milioni e
cinquecentomila persone vaganti e costrette alle fuga. I richiedenti asilo che
all’inizio dell’anno scorso erano in attesa di una decisione sulla loro
richiesta di protezione erano 3 milioni centomila. .
Un discorso
sui migranti dovrebbe dire che la maggior parte delle persone in fuga sono
giovani, nel 53 per cento dei casi sono minori, molti dei quali non
accompagnati o separati dalle loro famiglie.
Dovrebbe dire
che entro il 2050 si prevede che ci saranno nel mondo 250 milioni di migranti
ambientali ed esuli che fuggono da guerre e repressioni.
Però un
discorso sui migranti non si può fare sui numeri. Le persone non sono numeri. I
150 naufraghi che il governo italiano si è rifiutato per giorni e giorni di far
sbarcare a Catania dalla motonave Diciotti rappresentano una tragedia morale e
politica più grave rispetto ai 3000 naufraghi scomparsi in mare senza che
nessuno potesse dar loro soccorso..
D’altronde ci
sono altri numeri non meno agghiaccianti di quelli che riguardano i profughi:
per esempio i numeri che denunciano l’orrore di un fenomeno che credevamo
scomparso, la
schiavitù. Nel mondo ci sono 45 milioni e 800.000 schiavi; 18
milioni 300.000 solo in India, ma alcune stime parlano di 200 milioni di
persone che nel mondo sono in condizioni di schiavitù, nonostante la sua abolizione
ufficiale. Anche l’Europa non ne è esente, in Italia si calcola che ce ne siano
128.000, per molti si parla di nuove schiavitù, come quella della tratta degli
esseri umani, dello sfruttamento sessuale di donne e bambine considerate come
oggetto di proprietà, della vendita di organi. E poi ci sono i numeri
spaventosi di tutte le guerre, dal mezzo milione di morti della guerra irachena
ai 350.000 della guerra siriana, alle innumerevoli vittime della guerra mondiale
a pezzi che, come dice il papa, abbraccia di fatto tutto il mondo.
Quindi ci
sono statistiche peggiori di quelle che riguardano i migranti.
Però ci sono
numeri e numeri. E c’è una ragione per la quale i numeri che riguardano i
migranti sono oggi più importanti di
tutti gli altri numeri. Perché sono i numeri di un fenomeno che segnala e causa
un passaggio d’epoca. Le grandi migrazioni in corso ci dicono che stiamo
passando da una a un’altra età del mondo, che siamo nel pieno di una
discontinuità storica. È come se stessimo scoprendo un’altra volta che la terra
è tonda, e tutto dipende da come vi reagiremo, così come tutto dipese da come
si reagì alla scoperta dell’America. È su come rispondere a questa novità
dirompente che massimamente sono chiamate in causa la nostra etica, la nostra
cultura, la nostra politica, il nostro diritto, cioè la nostra capacità di
stare al mondo e di dare un ordine al mondo.
Continua...